domenica 13 aprile 2014

Anatra o faraona? Scova le differenze

Ilaria Mariotti, 13 aprile 2014 - Il sabato mattina è giorno di mercato. E io adoro andare per mercati.
Purtroppo però ho un problema serio: odio la gente che spinge.
Di quelli che, in mezzo alla confusione totale e alla ressa più folta che tu non riesci neanche a muoverti, ti poggiano una mano o, i finti discreti, la punta delle dita sulla schiena e spingono.
Per suggerirti di andare avanti, ovviamente.
Grazie. No perché io ho improvvisamente scordato come si fa, ti prego squarciami la schiena bucami le costole e fammi separare le acque.


(Facendo filologia del mio disagio, il trauma forse risale a tanti anni fa quando la mia dolce progenitrice mi ha trascinato a visitare le catacombe nel periodo più sbagliato dell'anno, cioè il giubileo. Quei cunicoli erano pieni di nonnetti che c'avevano una gran fretta. Una in particolare mi spingeva con insistenza. Notoriamente le catacombe sono ampi open space, loft infiniti dove salutarsi di lontano, per questo la nonnetta voleva che mi facessi più in là e scavalcassi la gente, perché lei sapeva che oltre c'era un sacco di spazio.
Per me erano solo corridoi stretti in cui si va dritto pe' dritto. Tant'è che mi sono spalmata in un anfratto e le ho istericamente urlato "vada, vadaaaaa!" attirandomi l'odio suo e di tutti i presenti.
Che poi non so come ma all'uscita me la sono ritrovata di nuovo dietro.)

Ho un altro problema serio, odio le persone che per strada si fermano all'improvviso.
Di quelli che, per dare enfasi ai loro discorsi, per sottolineare le pause, i respiri e cercare la giusta illuminazione sul viso e il giusto pathos si fermano, preparano la rivelazione e io evito lo scontro al pelo.

Il mercato è PIENO di questa gente. In Grecia imparavo a contare in lingua (oltre che a classificare le olive e acquistare chili di rucola perché buonissima), mentre a Milano a conoscere nuovi animali.
Già, perché trovando rifugio dalle spinte (il "vada, vadaaaaa!" non sempre funziona) nell'angolo del banchetto di rosticceria, ho assistito a una conversazione davvero interessante.
Da Massimo offriva di tutto: patatine fritte, chele di granchio, polli allo spiedo, tacchini arrosto, anatre e pure faraone.
È il turno di un asiatico che chiede al forse signor Massimo, in un italiano incerto: "Scusi qual è la differenza tra l'anatra e la faraona?"
E il forse signor Massimo, che da buon milanese ossessionato dal lavoro mica può perdere tempo a star dietro a simili disquisizioni, dice: "Eh, la faraOna è come l'anatra però vOla."

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Cioè scusate, ma in che senso? Ma non è più simile a un tacchino?
Sono rimasta confusa molto a lungo, anche perché poi l'asiatico da buon uomo che vuol scoprire la natura profonda delle cose, continua: "Ma è sempre un chilo come l'anatra?"
E il forse signor Massimo: "No, prima sì però. Cioè cruda era un chilo, cotta non più."

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Fatto sta che l'asiatico, che giustamente e come me del resto non c'ha capito niente, compra anatra e faraona e si allontana scrollando il capo e valutando a mano il peso delle buste per vedere se tutte e due facevano un chilo o meno.
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Chissà quali esseri mitologici conoscerò il prossimo sabato. #DaMassimoforever