sabato 5 aprile 2014

Il fashion food. Quando la moda ha pisciato fuori dal vaso


Si sa, Milano è la città della moda.
Tant'è che il mio affittuario greco in visita per la prima volta a Milàn, tra lo sconvolto e il divertito mi fa “even the old women are dressed in the puttanone style”.
Al rude e molto maschio occhio di Dimitrios, tutte le sciure dai 50 in su, belle agghindate e truccate, in tiro come giovincelle, paiono puttanone (una delle poche parole italiane che sa).
Si potrebbe obiettare a Dimitrios la sottile e decorosa differenza tra lo stile e il dissoluto; la libertà di mostrare la panza, anzi l'ombelico che il grasso a Milano non esiste; la quasi impossibilità di non subire il fascino modaiolo; le innumerevoli diversità tra la città e la provincia.


Ad ogni modo, sciure o non sciure, la fashionitudine qui è dappertutto. E si riversa su tutto. Pure sul cibo.
Già, perché i fashionisti pensano fashion, mangiano fashion e c...
sì anche quello.
Le vivande del fashionista, collezione primavera estate, sono:

I macarons

Dolcetto chic e raffinato, puro zucchero che fa tanto figo e tenerello al tempo stesso, soprattutto se ha toni di rosa e se lo dividi col tuo chiwawa.
Da gustare con discrezione, magari in numero dispari perché può capitare che al dodicesimo, totalmente in sollucchero, ti metti a fare door selection in pasticceria e impedisci l'accesso a tutti quelli che indossano blu e marrone insieme e che cominciano le frasi con “praticamente”.
Praticamente gli amaretti de' borgata. Più colorati però.

I cupcakes

Non sono più semplici e simpatici prodotti americani da forno. Sono diventati un brand, un modo d'essere. Il popolo fashion ha già iniziato la trasformazione. È ormai comune vederli indossare magliette raffiguranti cupcakes, scrivere su bloc notes a forma di cupcake, sostituire la foto del fidanzato su Instagram con foto di cupcakes, dormire circondati da cupcakes di forma fallica invece che col suddetto fidanzato.

Gli hamburgers gourmet

Sin dalla notte dei tempi l'hamburger è stato un alimento consumato da uomini rudi, triviali e che conoscono come unica fragranza maschile Pino Silvestre. Da cibo di fortuna a alimento fashion arricchito di aceto balsamico, scaglie di grana, salsa di ribes, affumicato al sigaro toscano, creme di melanzana,e costoso, maledettamente costoso.
Riprendiamoci la carnazza arrogante e cheap ed eliminiamo il gourmet, vi prego.

L'evergreen da sfoggiare in tutte le stagioni è la moda vegana che impazza, tanto che Kevin Bacon, nuovo adepto, frigna perché non gli fanno cambiare il cognome.
Ah poi ci sono le storie di Paola Maugeri che dice di aver fatto diventare vegano il suo gatto. Sì. Okay. Chè poi anche la gatta di mia sorella è vegetariana, per sua scelta però.

Ero scioccamente rimasta ferma alla folgorante rivelazione di non esser fighi se non si usa lo scalogno. Da qui a queste pornografie alimentari credo proprio di essermi persa dei passaggi sperimentali considerevoli.

Ilaria Mariotti