lunedì 19 maggio 2014

Selfie: cartoline dei tempi moderni


Un nuovo fenomeno insidia la società odierna. Lo troviamo sui nostri schermi e sulle bocche di tutti. Piace perché  è immediato, nitido, con la cornice, i cuori o le sfumature a seconda delle esigenze. Viaggia alla velocità della luce raggiungendo chiunque anche in capo al mondo. È il selfie, che pian piano ha pericolosamente preso il posto della cartolina.



Un tempo si potevano acquistare cartoline ovunque, imbucarle ovunque, trovarle appese nelle case ovunque. Era un bel business per fotografi, commercianti e poste. Ma anche per le star: pensiamo a quelle di Di Caprio e del Santo Papa. Quante foto che giravano per il globo tra mille mani. Era uso comune spedirle soprattutto quando si andava in vacanza. Coinvolgenti le immagini selezionate ad hoc; carina l’idea di poterci scrivere dietro, ma mancavano di qualcosa. Erano anonime. Il rischio per il turista era che anche la  meta più ambita avrebbe perso di significato se, insieme al paesaggio, non fosse stato raffigurato il mittente.

Questa è la grande innovazione del selfie: l’estrema personalizzazione. Oltre al fatto che non si sgualcisce e non si perde in viaggio. E poi è moderno, perché sfrutta i social network.

Selfie con divisa Ryanair.
Non che cartoline non se ne spediscano più. Qualche nostalgico che le compra per la nonna non tecnologica c’è. Però se questo era un pensiero diretto a familiari e amici, il selfie è uno strumento a senso unico. Ha lo scopo principale di mettere in mostra, piuttosto che quello di fare un saluto. Prendiamo come esempio l’autoscatto in aereo: si intravede l’ala e una didascalia recita “son in volo per la Papuasia”. Ok. Fosse stato possibile lanciare questi messaggi ai tempi dei cellulari a-funzionali, la Ryanair ci avrebbe fatto i quattrini:

   a) fai sapere che sei vivo: la compagnia manda immagine di te sull’ala che conferma che respiri ancora (5€);

   b) lascia gli indirizzi all’hostess più vicina: una cartolina fotografica (15€) per rivelare al prossimo che faccia di merda si ha nella troposfera;

   c) istantanea col terrorista islamico al modico prezzo di 20€ (prevista diffusione anche su Italia1).

Utile per informare i genitori che l’aereo non era precipitato, ma per tutti gli altri qual è il senso?

Veniamo ai selfie dei misteriosoni che immortalano le gite fuori porta. Qui si gioca a: indovina con chi sono? Funziona così: ti appare sulla home di facebook lo stesso scatto, nella stessa location, con persona diversa, da due profili diversi, a distanza di una mezz’ora. Cosa vuol dire? Vuol dire che i nostri amici stanno inoltrando una selfiolina dove dicono tacitamente:

   a) - Guarda dove sono -;

   b) - Guarda con chi sono -.

Troppo facile, ma commercializzabile : fai il collage con il cuore e chiedi 5€ per il montaggio, a mo’ della Ryanair.

Esempi di collage


La differenza tra selfie e cartoline è netta. Non riguarda il diverso mezzo di diffusione o la materia di cui son fatte. No. Il problema è che le seconde te le chiedevano, le prime no. Si è completamente perso il senso della riservatezza. Viversi le emozioni di un luogo sconosciuto è diventato impossibile senza l’intervento di qualche mi piace. Godere del proprio partner o amici ha scarso valore se non si fa sapere a tutto il mondo che “non siamo soli”.

I selfie non si identificano con vecchie foto ricordo, ma col modo più semplice per esteriorizzare una fantomatica bella vita. Si nutrono della speranza che gli altri notino, si soffermino, possibilmente rosichino. Ma si è veramente felici se si ha bisogno dell’approvazione/ammirazione altrui? Forse questo eccessivo esternare è un sintomo che non ce la stiamo godendo tutta fino in fondo. Forse, di questi tempi in cui siamo tutti in onda, si confonde l’intima gioia dell’esistenza con la banalità dell’apparire.

Daniela Melis