mercoledì 11 giugno 2014

Voglio un'infanzia spericolata

A volte basta poco per ricordare come eravamo. Noi, trogloditi selvaggi cresciuti nei paesi, che vagavamo come zingari; che esistevano gli schiaffi se ci comportavamo male; che le feste in nostro onore erano così così. Era un'infanzia spericolata.

Ne è passato di tempo da quelle ginocchia sbucciate, da quella polvere addosso che ci abbronzava il viso, da quel sudore che accompagnava le ricerche di misteri inesistenti. Bene. Adesso per strada trovo poco di allora. I bambini sono sempre più deresponsabilizzati, controllati, segregati, tenuti mano per mano, iper allarmati per un taglietto millimetrico, piangenti, urlanti, drogati di nintendo e, perché no, coglioni.

Noi no, non conoscevamo il significato della parola tecnologia. Non volevamo l’i-pad per il primo compleanno. Non ostentavamo marche da passerella. Probabilmente eravamo il trofeo di mamma e papà, ma questa era una cosa che restava tra noi. Chi più, chi meno, accettavamo quello che ci veniva dato, stavamo con chi dovevamo stare, vestivamo in base alla nostra età e situazione economica reale. Eravamo felici così: bambini, tutti uguali, e inconsapevoli delle ingiustizie del mondo.

Forse, se non siamo completamente rincoglioniti, lo dobbiamo ai nostri genitori. Indaffarati col lavoro (per garantirci una benedetta vita migliore), ci hanno cresciuto con le giuste dosi di severità e fiducia.

Ah, le famiglie di un tempo! Erano meno sentimentaliste: nessuna superficialità né fronzoli per compleanni e occasioni varie. L’importante, come diceva nonno, era che i bambini avessero sempre la pancia piena. Poi a vivere lo imparavano da soli, ché mica ci vuole l’abbecedario per fare esperienza. Erano più unite nonostante le problematiche. Adesso i figli di divorziati sono la maggioranza. Si abituano in fretta ad essere sbattuti qua e là senza un momento da godersi a cazzi loro.

Un’immagine di famiglia del passato, che oggi verrebbe definita screanzata, un po’ me l’ha ricordata un bimbo cinese. La foto in basso è la dimostrazione di un metodo diverso di crescere la prole. Forse un po’ randagio e inusuale, ma più vicino alle leggi della natura. Il bambino sta dove sta la sua progenitrice. Mamma è a lavoro e lui dorme accanto a lei. Sì, in uno scaffale. In vendita? Non credo. È un maschio, quindi una benedizione nel paradigma cinese.

Vendesi arte dell'arrangiarsi
Se mi fermo a pensare, non trovo in me né sorpresa, né stupore. Vedo solo un essere umano iniziato all’arte dell’arrangiarsi. Sorpresa e stupore dovrebbero colpirci piuttosto con genitori impegnati a diseducare i figli. Come? Facendo vivere loro una vita che non possono permettersi, abituandoli all’apparenza, coprendoli di gingilli inutili, nutrendoli con cibi equiparabili al veleno, privandoli delle attenzioni sane di cui avrebbero bisogno. Forse che, nella sua stranezza, la Cina deve farci da esempio?  

Daniela Melis

sabato 7 giugno 2014

L'amore ai tempi del social network

C'era una volta il ciclo naturale delle cose. Conoscersi. Amarsi. [Continuare ad amarsi fino alla fine dei tempi.] Lasciarsi.

Proseguendo sulla scia del deperimento dei sentimenti con raziocinio e naturalità, dopo la rottura c'era: non vedersi più. O comunque evitare di vedersi per creare il distacco necessario.
E via daccapo, a ricominciare un ciclo naturale (come cantava pure Björk).

Adesso no.

Perché adesso ci sono facebook e whatsapp. Pure se ti impegni a non cercarlo/a né vederlo/a ogni tanto ti appaiono i suoi post e i suoi sorrisi che ti dicono "guarda come sono in forma senza te". Già. Oppure vai a visualizzare la sua bacheca e ti chiedi ossessivamente chi è quello/a con cui ha stretto amicizia.
Adesso siamo diventati tutti "SS" stalker e sofferenti. Oppure ossessionati e paranoici.

Insomma non c'è pace, anche perché poi se lo/a "rimuovi dagli amici" passi pure per la persona infantile che non sa gestire i sentimenti. Mentre invece tu sei una persona adulta e matura.
Che impegni la mente in filastrocche e conte, ti colpisci le dita, guardi il pc con le mani sugli occhi e lanci il telefono per terra riscoprendo l'aria aperta.
Siamo esseri umani nuovi, un nugolo di ansie e ossessioni, una nuova specie da osservare e studiare.
Per poi diventare nuovi evergreen del così interessante programma di  Bruno Vespa che ci farebbe su un casino di puntate del tipo PAURA E DELIRIO A COGNE 2:

"Perché l'ha fatto, mi dica?"

"Aveva visualizzato ma non aveva risposto, capisce?!?!?!?!".

Avere 15 anni adesso è na tragedia.
(Pure 28)

Ilaria Mariotti