sabato 30 agosto 2014

Immigrati in cerca di pace nella terra dell'odio.

Africani e italiani a confronto: trova le differenze.

I fatti:


Stamattina una colta donna che è stata a Medjugorje (Dio ti fulmini) ha espresso il suo parere su Croazia e Bosnia. Con grande stupore della sottoscritta, ha affermato, alla luce del sole e in presenza di testimoni, che “gli arabi lì hanno rovinato tutto e impoverito la gente”. Ha aggiunto che “però li mettono in riga (chi?): infatti a un’araba (forse intende una bosniaca di religione musulmana? Mah.) son stati controllati e ritirati i documenti. Ben fatto!”.
Dieci giorni fa, prima di partire per Zagabria dalla Sardegna, leggo sul giornale che un gruppo di immigrati africani, palestinesi e siriani si trova a Sadali, provincia di Cagliari. Spediti sull’isola, pare, per un piccolo errore del ministero. Qui protestano, non accettano di essere accolti, perché trasferiti con “l’inganno”. Il commentario alla questione lo trovo su facebook: frasi razziste della peggior specie, paranoie sulle nostre casse svuotate da quella che si configura come la feccia dell’umanità, infamie e calunnie di ogni genere. Da tempo ho notato che anche ad Aritzo, in provincia di Nuoro, un gruppo cospicuo di richiedenti asilo “alloggia” in un albergo al centro del paese. Non li ho mica mai trovati felici! Li si vede dalla mattina presto camminare senza meta, con una sigaretta in bocca e un punto interrogativo negli occhi. Le loro braccia inutilmente forti scandiscono tutta la noia, la frustrazione. Vengono da una zona del mondo catapultata nel mercato senza che ne avesse né la capacità, né la volontà; dove l’oppressione politica non si nasconde dietro un dito; dove il divide et impera ha dato i suoi più bei frutti.

venerdì 29 agosto 2014

In vino veritas (è rosso)

Io il vino purtroppo non lo digerisco. Mi piace molto, ma non lo digerisco.

Quando mia cugina mi ha proposto una tre giorni di bevute in compagnia con tanto di attestato finale nella cantina sociale del paesello accanto al mio, ho pensato che il mal di pancia passa in fretta. E anche che avrei potuto arricchire e completare l'educazione Albanesiana che mi insegna che 'è rosso'.

Dunque ho intrapreso la via di Bacco per un approccio consapevole al vino e anche all'olio. Diventare una consumatrice attenta e informata era la storia che il mio super io raccontava all'es che già saltellava sui filari di uva...
... e che è stato prontamente punito e abbattuto alla prima tranche di degustazione oli con un rancidissimo e veramente cattivo olio della comunità europea (l'unione fa la forza, amen).

La degustazione consisteva in un percorso sensoriale e graduale dal veramente pessimo al veramente ottimo: sei cicchetti di oli il primo giorno, sei calici di vini il secondo, e, per concludere, spumanti. Bicchieri in cui immergere naso per cogliere profumi e bocca per cogliere piccantezze o dolcezze, aromi fruttati o speziati.

Esperti di olio un po' casinisti, enologi preparati e soprattutto antifrancesi (con tanto di francese presente ghettizzato all'ultimo tavolo, parbleu), ci hanno guidato all'assaggio e alla scoperta.
Precisando che la brocca vuota sul tavolo serviva per buttare via il vino, che doveva essere degustato, mica bevuto tutto.

sabato 16 agosto 2014

Incontro con le epoche del passato

1958 Here we go!
Chi scrive parla dal 2014. Son qui perché voglio tramandare una voce controtendenza in questi anni spersonalizzati e insapore che vivo.

Shh, che resti tra noi: i miei simili, gli uomini, si sentono al top. Hanno portato il progresso oltre i 6000 giri e pensano che basti un eccesso di tecnologia per auto-celebrarsi di “civiltà”. Son riusciti a partorire talmente tanti confort che il prossimo passo dell’evoluzione sarà la disabilità totale per tutti: un robottino si muoverà per noi. 

Si vantano delle loro ultime scoperte e non si rendono conto di cosa hanno perso. Dalla loro mente spalmata sulle comodità è fuggita per sempre l’immaginazione! Impegnati a vivere il presente, a spegnere i propri sensi, a rinnegare la natura non capiscono che più andiamo avanti e più siamo fermi. Ma voi altri ci pensate mai alle grandezze del passato? Ma vi pare che torneranno stile e innovazione dei grandi anni ’20, ’30, ma anche ’40 e, perché no, ’50? E, soprattutto, la musica,
la moda, la libertà e la bellezza infinita dei brucianti ’60, ’70 e ’80? Non riusciamo nemmeno a copiare bene i pantaloni a vita alta del decennio ’90, figuriamoci il resto.