sabato 16 agosto 2014

Incontro con le epoche del passato

1958 Here we go!
Chi scrive parla dal 2014. Son qui perché voglio tramandare una voce controtendenza in questi anni spersonalizzati e insapore che vivo.

Shh, che resti tra noi: i miei simili, gli uomini, si sentono al top. Hanno portato il progresso oltre i 6000 giri e pensano che basti un eccesso di tecnologia per auto-celebrarsi di “civiltà”. Son riusciti a partorire talmente tanti confort che il prossimo passo dell’evoluzione sarà la disabilità totale per tutti: un robottino si muoverà per noi. 

Si vantano delle loro ultime scoperte e non si rendono conto di cosa hanno perso. Dalla loro mente spalmata sulle comodità è fuggita per sempre l’immaginazione! Impegnati a vivere il presente, a spegnere i propri sensi, a rinnegare la natura non capiscono che più andiamo avanti e più siamo fermi. Ma voi altri ci pensate mai alle grandezze del passato? Ma vi pare che torneranno stile e innovazione dei grandi anni ’20, ’30, ma anche ’40 e, perché no, ’50? E, soprattutto, la musica,
la moda, la libertà e la bellezza infinita dei brucianti ’60, ’70 e ’80? Non riusciamo nemmeno a copiare bene i pantaloni a vita alta del decennio ’90, figuriamoci il resto.


1960 o giù di lì.
Eppure io ce l’ho fatta. È bastata una sfilata in abito da sposa per una toccata e fuga nel 1958. Ci vuole fegato per farsi ingrandire le sopracciglia di qualche centimetro. Ci vuole consapevolezza del merdaio che viviamo per sentirsi a proprio agio in una gonna ampia. Ci vuole una chiacchierata con Maria per imparare a non lamentarsi delle difficoltà ché siamo pure troppo fortunati. Ci vuole sensibilità per emozionarsi di fronte a una folla impazzita che non lo sa, ma è nostalgica del passato mentre mi fotografa con l’i-phone.

E poi le altre epoche: le ho viste! Erano addosso a tanti giovani, cucite sui loro corpi da preziosi capi del passato. Non è stato solo spettacolo, ma gioia infinita che trasudava da occhi doppi e tubini anni Sessanta; da capelli al vento e fiori su lunghe stoffe anni Settanta; da colli alti ed eccessi tipici degli Ottanta; da vaporosi pizzi firmati Novanta.

Io credo che se quei miei simili di cui parlavamo sopra si lasciassero incantare dal savoir-faire dei tempi andati sarebbe tutto più “giusto”. Si dice che un passo indietro non abbia mai fatto male a nessuno. Ma son sicura saprebbe far bene a molti.

Immensamente '80!
A questo pro consiglio vivamente la musica bisessuata di David Bowie. 

Dal 2014 è tutto. Passo e chiudo.

Daniela Melis