giovedì 1 gennaio 2015

Odio il Capodanno, come Gramsci



Internazionale, 31 dicembre 2014: ecco che il giornale per eccellenza ci offre un bello scritto di Gramsci sul Capodanno proveniente giusto giusto dal 1916. Lui, guarda un po', la pensava proprio come noi. Un solo concetto, un solo pensiero: odio il Capodanno.

Ma se già a quei tempi Gramsci aveva una certa avversione per tale data, figuriamoci come si sentirebbe oggi. Tra consumisti, superficiali e coglioni dei selfie, vedrebbe che il non avvento del socialismo ha lasciato spazio a un idiotismo generale e a un'isteria di massa che tra Natale e Capodanno, ahimè, esplodono e si propagano. Infatti, è la notte giusta per sfoggiare il vestitino del veglione (vince chi ha più paillettes); per spendere una cifra esagerata per una cena mediocre (150€ son troppi solo quando si tratta di retribuire un lavoro onesto); per prendere per il culo lo sfigato di turno che resta a casa (perché è obbligatorio passare il Capodanno con gente di cui non ti frega un cazzo). 


Le persone si entusiasmano per presunti repentini rivolgimenti del proprio destino che si materializzeranno allo scoccare della mezzanotte del 1 Gennaio. Ma veramente dal 1916 a oggi non hanno ancora capito che tra il 2014 e il 2015 c'è la distanza di un secondo? Che il cambiamento tra un anno e l'altro semplicemente non esiste? Le vite miserabili resteranno tali e quali, quelle felici pure, quelle finte felici idem, quelle delle mamme isteriche del piano di sotto sempre le stesse.

Se proprio questo giorno deve essere una convenzione, allora vogliamo che la nostra convenzione di oggi sia anche quella di domani e di dopodomani e così via: passare il tempo con persone che amano e si amano, che fanno sentir liberi, senza inutili progetti per cene con sconosciuti e divertimento forzato. Vogliamo raccogliere i frutti di relazioni pure, sincere e trasparenti. 


Ps: compatiamo tutti coloro che sono nati in questo triste giorno per la doppia sfiga che li affligge e, in generale, tutti coloro che sono nati sotto le feste per il ben noto e terribile trauma infantile del "un solo regalo per Natale e compleanno".

Pps: compatiamo tutti coloro che sono afflitti dalla 'sindrome da Capodanno' la cui sofferenza inizia nel mese di novembre (anche ottobre) quando si è impegnati ad affrontare le domande insistenti di amici che chiedono 'cosa fai a Capodanno?' e che si protrae fino al tardo pomeriggio del 31 dicembre. 
I sintomi di questa afflizione sono ansia esponenziale da divertimento forzato, tachicardia da panico e creatività dell'ultimo minuto. 
Gli strascichi della sindrome si protraggono fino alla prima settimana di gennaio, causati dalle insistenti domande di amici che chiedono 'cosa hai fatto a Capodanno?'. 
Poi, per fortuna, passa tutto.


Daniela Melis e Ilaria Mariotti