giovedì 26 marzo 2015

Cultura americana


BROKE USA _ Picture by Oliver Rath _ Rath Photografie


























"Abbiamo tutti un’immagine mentale delle maggiori nazioni del mondo, più o meno precisa, ma nessuna così vasta, dettagliata e carica di miti come gli Stati Uniti. Un viaggio negli States è un continuo gioco di specchi fra quel che sappiamo e quel che vediamo. Finisce che per riuscire semplicemente a vedere dobbiamo fare un certo sforzo – e chi ce lo fa fare se siamo in vacanza?
Mesi, se non anni, delle nostre vite sono stati dedicati interamente a guardare film e telefilm di americani che fanno cose americane in America (ed è chiaro che dicendo così non pensiamo al Messico o all’Argentina. Il nome intero, ‘Stati Uniti d’America’ suona vagamente ironico: ‘Sono andato in vacanza negli Stati Uniti d’America’). Lo Studio Ovale del Presidente degli Stati Uniti d’America ci è più familiare dello studio del Presidente del Consiglio italiano. Sappiamo esattamente in quali quartieri di New York è pericoloso camminare di notte (o pensiamo di saperlo, che non è la stessa cosa). Le avventure che potremmo avere in un bed & breakfast a Siena non saranno mai all’altezza di quelle che potremmo avere in un motel sperso nel nulla della Route 66. Viviamo in case dove non si può ambientare una sitcom. Se fossimo nati in America sapremmo l’inglese. Se fossimo nati in America avremmo vinto una borsa di studio per il college grazie al football. Se fossimo nati in America tutti riconoscerebbero i nostri meriti. Se fossimo nati in America saremmo molto più reali"

martedì 17 marzo 2015

Come diventare blogger

E, soprattutto, perché diventarlo. 


Foto di Silvia Todde Photography

In principio era il caos.


A me scrivere è sempre piaciuto. Forse è stato un metodo per contrastare la solitudine, o semplicemente per parlare con qualcuno che non fosse un mondo che non mi capiva. E quindi scrivevo, scrivevo dappertutto. Foglietti, quadernini (persi e mai ritrovati - Dio li abbia in gloria), carta strappata da un libro di scuola, vecchi diari abbandonati a prender polvere nella mansarda di nonna: ecco dove finivano i miei pensieri, le considerazioni sul mondo e le paure dell'adolescenza. Di una cosa però son sempre stata certa: i pensieri son la cosa più cara che abbiamo. Poiché durano un secondo, vanno riportati in fretta e poi sviluppati con calma. Non possiamo abbandonarli a carta biodegradabile scritta con matita altamente cancellabile. No.

lunedì 9 marzo 2015

Un teatro SocialMente instabile


Usiamo Facebook, Twitter, Instagram, Pinterest, YouTube e What's up. 
Ci facciamo selfie, scriviamo copy accattivanti, siamo blogger, influencer, poser, trendsetter. Siamo social.
Perché se non sei social non esisti.
Passiamo le giornate davanti a uno schermo: la mattina spegniamo la sveglia sul telefono, togliamo la modalità aereo e aspettiamo il bip delle notifiche. Mentre facciamo colazione spulciamo le news, in metro occhio al telefono o iPad, a lavoro siamo 8 ore seduti davanti al pc e poi la sera davanti alla tv o al computer ancora.