lunedì 9 marzo 2015

Un teatro SocialMente instabile


Usiamo Facebook, Twitter, Instagram, Pinterest, YouTube e What's up. 
Ci facciamo selfie, scriviamo copy accattivanti, siamo blogger, influencer, poser, trendsetter. Siamo social.
Perché se non sei social non esisti.
Passiamo le giornate davanti a uno schermo: la mattina spegniamo la sveglia sul telefono, togliamo la modalità aereo e aspettiamo il bip delle notifiche. Mentre facciamo colazione spulciamo le news, in metro occhio al telefono o iPad, a lavoro siamo 8 ore seduti davanti al pc e poi la sera davanti alla tv o al computer ancora.



Il vivere social ci ha cambiati. E come siamo diventati? Ossessionati, catatonici, asociali, esibizionisti, voyeur, dissociati. Il nostro ego si è espanso e curiamo la vita virtuale come fosse la vetrina della nostra anima. E a volte qualcuno s'incasina e diventa più bravo a vivere il sé virtuale. Perché protetto da uno schermo si riesce a 'essere' meglio. Diretti, sinceri, cattivi o disinibiti.
Abbiamo perso il diritto di dimenticare qualcuno, perché i social ci impongono la presenza e anche se eliminiamo una persona poi ci ritroviamo a fare i conti con i tag, le foto degli amici in comune e col riempimento automatico. 
Abbiamo perso il diritto al silenzio, perché anche se non concediamo risposte la visualizzazione spinge all'accusa, e quando lo riceviamo, il silenzio dico, è difficile da buttar giù perché la chat impone botte e risposte.
Siamo affetti da nuovi disturbi e soprattutto malati di solitudine e alienazione.

Tutto questo si può rappresentare?

Incontriamo una persona che l'ha fatto.
Francesco Alberici, 26 anni, è un attore di teatro e vive a Milano. Assieme a Claudia Marsicano ha dato vita alla Frigo Produzioni. La loro opera prima è SocialMente. Entrambi sono in scena e hanno firmato assieme la regia, mentre la drammaturgia è opera di Francesco.



In scena ci sono, appunto, Lui e Lei. Due ragazzi normali, normalissimi, due ragazzi che potremmo essere noi. In scena con Lui e Lei ci sono una televisione con lo schermo illuminato, il cui bagliore il pubblico vede da dietro, un divano e un grande frigo blu con il simbolo di Facebook. Basta, perché basta questo per vivere: una connessione internet.
Lui e Lei non si guardano mai negli occhi e si parlano solo per 'oh' 'eh', alla luce dello schermo che te li fa apparire un po' spettrali.

Lei riprende le sue abilità per metterle su YouTube e poi si perde nella ripetitività del vortice delle prove, lui ha sui 5000 amici su Facebook ma nessuno che gli dica ciao, e nessuno che se lo scopi soprattutto. E quando tenta l'approccio lo fa in modo molto schematico, ragionato, quasi nazista nel dividere la sessualità per categorie (milf, bondage, per esempio) per poi esplodere di rabbia quando non c'è verso di averne.
E da lì è un crescendo di surriscaldamento dei corpi esposti agli impulsi social che porterà a una risoluzione forte.



In un'allucinazione continua scorrono i sogni di successo e gli incubi di fallimento di due soggetti desiderosi di essere ma incapaci di farlo.
Lo spettacolo, che vince il premio teatrale Borsa Pancirolli, è retto da una poetica volta ad esplorare il grado zero delle dinamiche di relazione interpersonali.
Francesco ci spiega che gli elementi principali di questa scelta poetica sono la compressione del testo, quindi del linguaggio utilizzato, che si riduce a un susseguirsi di mugugni e sproloqui, e la messa in scena di un ininterrotto stato allucinatorio nel quale si muovono i personaggi. 

Con Socialmente si ride, si ride tanto e poi ci si guarda e ci si chiede noi a che punto siamo. 
Ma dato che non voglio fare spoiler, se siete in zona lasciatevi sconvolgere (e se non lo siete ma li volete dalle vostre parti proponete ai teatri delle vostre città di darci un occhio). Ecco il calendario del tour ed ecco il link al sito, buona visione e al prossimo incontro!

Ps: su Francesco, Claudia, SocialMente e i loro prossimi spettacoli c'è molto da dire, quindi se l'argomento merita un like, aspettatevi a breve un altro post!

Ilaria Mariotti