sabato 16 aprile 2016

La legge di Murphy (una pianificazione per quanto attenta non potrà mai sostituire una bella botta di culo).

La legge di Murphy vuole che quando compri un biglietto aereo il tuo posto è automaticamente circondato da:

davanti - bambini urlanti
dietro - ubriachi molesti che fanno la gara di ginocchiate 
accanto destra - quello che si addormenta in 5 secondi, ancora prima del decollo
accanto sinistra - quello che non la smette di parlarti anche se tu hai le cuffie



Murphy non si smentisce mai, al massimo per dare un pizzico di vitalità (ovvero aggiungere benzina sul fuoco) gioca con le variabili, per cui nel volo Londra - Pescara gli ubriachi ce li avevo accanto. Ed erano inglesi, i migliori esemplari di ubriachi.



Lui e Lei: una coppia sulla cinquantina dall'equilibrio incerto e l'accento di New Castle.
Con un delicatissimo mother fucker dietro l'altro, e svariati tentativi di infilare il borsone nella cappelliera, si sistemarono accanto a me nell'ordine: Lei finestrino, Lui in mezzo, io lato corridoio.
Siccome volevo disperatamente dormire cercai di recintare la mia intimità nascondendomi dietro un libro, ma Lui, ubriaco curioso, mi offrì un bicchiere di vino rosé - il preferito di Lei - e mi chiese di cosa parlasse il libro. Io ero solo a pagina 4 perciò gli tradussi il titolo: "The man who mistook his wife for a hat".

E da lì in poi è stato l'inizio della fine.

Ok me la sono cercata, avrei dovuto dirgli qualcosa come "Saggio sui pomelli delle porte dagli anni 50 ad oggi" oppure "L'eterno ritorno: i salmoni che risalgono il fiume", ma a difesa della mia onestà posso dire che il libro è un Adelphi, quindi una cosa seria.
Sotterrai nello zaino la cultura per ascoltare di come la sua donna una volta l'aveva scambiato per un panino e per capire che Lui e Lei avevano una paura matta degli aerei, di qui la sbronza selvaggia e l'equipaggiamento che manco un liceale alla sua prima gita con la classe.

Nel giro di pochi minuti furono stappate 2 bottigliette di rosé e 2 di vino bianco (nei limiti dei liquidi portabili) finché Lui sganciò il pezzo forte: il barboun mescolato alla Pepsi.
E per quegli strani meccanismi di solidarietà in alta quota questo non lo potevo proprio rifiutare.
E lí, con la botta al barboun, per ricambiare il proficuo scambio culturale in lingua hangoverBritish gli ho insegnato a brindare all'italiana bussando per propiziare le fornicazioni future. Tutto ciò mentre Lei chiedeva a più riprese "Where are we?" io che improvvisavo un "Francia" e Lei che mi smentiva dicendo "We are in Italy I can see the flag" mentre Lui di nascosto le riempiva il bicchiere.

Poi accadde l'innominabile: una turbolenza. Nel panico più totale ci fu un notevole e frenetico passaggio di bottiglie stile gag fratelli Marx, che incluse anche me ovvio, nel tentativo di mettere al riparo il vetro e quando poi le bottiglie si esaurirono Lui mi fece "Take care" e mi mise in mano 3 cubetti di ghiaccio. E io per non interrompere la catena volevo passarli alla tipa all'altro lato del corridoio ma per fortuna s'è messa in mezzo l'hostess con un bicchiere.

Nonostante il motto di Lui e Lei fosse "Spread the love" urlato a gran voce e sostenuto da un rigurgito hippie (al barboun) ormai era fatta: ero diventata anche io parte integrante della categoria molesta e sono stata giustamente maledetta dall'intero aereo (tranne dalla mia mamma che sedeva moltissimi posti più avanti e che ha voluto addirittura, all'atterraggio, essere presentata ai miei nuovi amici).



Ecco, l'anno nuovo è iniziato proprio così, con una bella botta sui denti per dissipare un mio timido e, ammetto, perturbante ottimismo.
Dunque, io e la mia amica eravamo alla ricerca di migliori auspici astrali per ripartire, anche qui, a raccontare storie e quale miglior inizio se non sotto la stella di Murphy? Se qualcosa può andare storto, siate certi che ci andrà.

I.M.