venerdì 22 luglio 2016

Centro Sardegna, ma non solo: l'arte nei luoghi isolati

Questo articolo parla di arte, ma non bisogna essere esperti, laureati o geni per leggerlo. Basterà il cuore e un certo amore per le cose più semplici, come quelle che nascono nei luoghi isolati. Questo articolo parla anche di Centro Sardegna, ma non bisogna essere sardi per leggerlo. Basterà la curiosità e il riconoscere che l'arte, comunque e ovunque si manifesti, è un bene universale che ci coinvolge tutti.


Un ragionamento sull'arte

Non so se quello che segue sia un ragionamento estremamente banale o, al contrario, sommamente intuitivo: le circostanze della vita mi hanno fatto capire che non sono abbastanza intelligente, quindi, lascio a voi la decisione. Mi son ritrovata a fare questa riflessione mentre attorno a me persone adulte blateravano di cultura in maniera del tutto inappropriata. È stato salvifico isolarsi con un pensiero che, in maniera lampante, ha avuto il potere di farmi riflettere sul valore dell'arte che nasce nei luoghi isolati. Io, come credo tante altre persone nel mondo, sono cresciuta in un ambiente pieno di arte: l'ho avuta sotto gli occhi per tutta la vita e non l'ho nemmeno mai considerata come tale. Ricami, intagli nel legno, mobili e sculture, dipinti, poesie e parole, musiche e canti mi son stati tanto usuali da diventare una semplice quotidianità. Eppure considerando queste forme d'arte in purezza si riesce a vedere che valore hanno davvero. Perché, in effetti, il pregio di un qualsiasi artefatto si qualifica se ci si focalizza sul modo in cui quell'arte nasce, ossia su ciò che le da quella prima, ma fondamentale, forma astratta: il pensiero creativo. 

Cos'è l'arte e come nasce nei luoghi isolati?

Non sono un'esperta, ma credo di essermi fatta una mia idea di cosa sia l'arte: la necessità di vedere il bello anche dove non c'è o quella di riprodurlo, laddove si rifà alla perfezione della natura; ma anche la manifestazione della più intima esigenza dell'essere umano di esprimersi. A me sorprende e quasi mi commuove questa necessità di espressione, questo bisogno del bello, specialmente se mi focalizzo sul passato.
Penso, infatti, a un uomo o a una donna di cento anni o più anni fa che vivevano in luoghi isolati, come le terre montagnine del Centro Sardegna. Penso ad artigiani del legno, ricamatrici, poeti. Usavano sculture in legno, ricami unici, versi e canti per abbellire una vita fatta di fatica, per comunicare in maniera colorata, per dare sfogo alle ristrettezze e sventure di una vita tribolata. Hanno creato immagini con le parole e disegnato parole con i fili e celebrato una natura magnanina e matrigna con la punta dura di uno scalpello. Questi uomini e donne hanno prodotto ciò che di più umano possa esistere: un'arte che è necessità di esprimere bellezza, prima ancora che uno sfoggio di tecnicità, prima ancora di essere indirizzata a un pubblico o commercializzata. Isolati in piccoli paesi, conoscevano poco di ciò che fosse oltre quei limiti geografici o economici, eppure son riusciti a fare arte a tutto tondo. Cosa sentivano quando creavano? Cosa vedevano? Da chi hanno imparato? Non c'è dubbio che tutto nascesse dentro di loro e si concretizzasse davanti ai loro occhi, forse increduli. L'unica voce che avessero mai sentito, quella muta della montagna; gli unici colori da reinterpretare, quelli del cielo e degli alberi; gli unici insegnamenti, quelli di una vita che è prima di tutto sopravvivenza e poi poche gioie semplici e tante difficoltà. Nessun termine di paragone per capire se quello che facevano fosse o meno degno di nota, pochi contatti con l'esterno per trarre ispirazione: ciò significa indubbiamente che quella era arte pura, l'espressione più profonda dell'essere umano, fatta di sentimenti ed emozioni molto legate alla natura, e poco alle costruzioni astratte del presente.



Dal particolare all'internazionale

Per questo è importante guardare sempre a quell'arte, scoprirla con occhi nuovi e darle il valore che davvero ha, quello umano. È giusto recuperare la memoria, raccogliendo le storie oltre che i manufatti, perché un posto senza memoria e senza cultura è destinato a morire. Se poi riuscissimo a confrontare quest'arte con quella di realtà lontane, anch'esse isolate, troveremo sicuramente molte similitudini, ma anche quelle divergenze che caratterizzano la tipicità di ogni luogo. E grazie a questi paragoni, andremo alla ricerca delle cose più autentiche, delle espressioni più umane. Così potremmo, finalmente, capire che gli esseri umani non sono poi così diversi l'uno dall'altro, anche se nascono, crescono, vivono e muoiono in posti diversi.

Daniela Melis