lunedì 1 maggio 2017

Lindy Hop: sotto sotto vorremmo tutti essere Fred Astaire e Ginger Rogers





Quando a 30 anni ti ritrovi con entrambi gli adduttori infiammati non c'è poi molto da fare.
In ordine: 
- pensi che sei vecchio, 
- la vita ti scorre in slow motion davanti agli occhi come una ballata di Sun Kill Moon, 
- tiri giù i santi e le madonne, 
- ti ansi, 
- speri che non sia contagioso e salga agli arti superiori, 
- cerchi su Google come guarire in 10 mosse.


Dopo esserti accertato che non ci si muore, ma che è una gran palla da far passare, cerchi una pseudo attività sportiva che non preveda allungamenti del muscolo.



E quando il tuo amico, che di anni ne ha di più ed è quindi già stato afflitto dai mali del mondo, ti propone un corso di lindy hop dici di sì ad occhi chiusi.
Per lo meno questo è quello che ho fatto io, dopo essermi accertata che lindy hop è parente del boogie woogie e che non c'entra nulla con i marpioni ritmi latino americani o caraibici e che, anzi, in questo ballo è severamente vietato sculettare.

E così è iniziata la mia attività danzereccia alla Balera dell'Ortica a Milano, il posto in cui d'estate con la mia cricca di amici disagiati ci vado a giocare a bocce (l'unico sport ammesso con 40 gradi perché non si suda). E in balera sembra di essere in una canzone sudata di Paolo Conte, sudata e trasudante sincerità smaliziata, allegria, rilassatezza e risate forti.
Gli uomini si allentano la cravatta ché l'ufficio ormai è alle spalle e le donne hanno gli occhi carichi dell'intensità della giornata passata... e io con le mie Vans ai piedi scopro le caratteristiche dominanti o no di tutti gli uomini in sala.
Sí, proprio di tutti i maschi presenti, perché i maestri a noi dame ci fanno cambiare sempre cavaliere e grazie a questo fantastico esercizio io mi sento un po' come in un esperimento sociologico in cui scopro una delle specificità tipiche dell'essere maschio: il carattere dominante (cioè sei master o servant?).



La prima cosa che ho scoperto è che io ho il cavaliere più gentile della sala, che sa dosare quando la mano po esse fero o po esse piuma, e tornare da lui a fine giro è sempre una grande consolazione.

Poi ho capito che il mondo maschio si divide in:

1) Dominatori aggressivi
Quelli che ti stringono la mano manco fossi una triglia guizzante, non conoscono il concetto di spazio vitale, ti tirano con forza per tutto il tempo non capendo la differenza tra "guida" e "dita nelle costole" e ti dicono proprio "Tu mi devi seguire, guido io", come se tu invece non avessi ascoltato la lezione e tentassi di fare chissà che.
Io con questi qui mi fingo impedita ed entro a gamba tesa.

2) Dominatori narcisi
Un pelo più delicati di quelli aggressivi, i dominatori narcisi ti usano per il loro piacere personale, non importa che tu sia Ginger Rogers o Lucia Annunziata col tutù, loro mentre ballano guardano i maestri sperando di essere guardati e sperando in un complimento.
Io per manifestare la mia piccola esistenza parlo o starnutisco.

3) Dominatori free style
Quelli che non gliene frega un cazzo dei passi e dei conteggi, loro sono spiriti liberi, sono creativi e amano l'improvvisazione e ti ci trascinano con trasporto.

Io dipende dal mood in cui sono, o rido o m'incazzo.
(Ma un signore sui 70 anni detto il Baffo è il dominatore free style che amo perché, classico abitante della balera, con fare marpione - ma che ci scherza su anche con la moglie presente e scatenata - ti fa sentire sempre Carla Fracci)

4) Teneri pasticcioni che ci provano a dominare
Contano a voce alta, ti sorridono imbarazzati, cercano di guidarti ma sbagliano presa e sono fuori tempo e tu fai tutto da sola. Sono i per niente dominatori che devono imparare a lasciarsi andare.

Io gli sorrido fino a farmi male alla mandibola.

Per farvi capire meglio la tecnica maschia di dominazione (che si risolve in semplice guida) del lindy hop, ecco un video di quello che cerco di imparare ogni giovedì sera.



E per farvi capire come mi sento ecco un video di Silvio Orlando, pasticcere trotzkista nella Roma degli anni 50 che in "Aprile" di Nanni Moretti ondeggia con gioia.



Ilaria Mariotti